Se non si beve o si mangia troppo, la lucidità rimane integra e a volte le buone idee si riversano nelle parole e nei discorsi come il buon vino nel bicchiere. Finito di pranzare Lombardi iniziò a spiegarmi il periodo ravennate di Dante, alla corte di Guido Novello da Polenta, il suo ultimo mecenate dal 1318 fino alla morte. «Come avrai capito dall’enfasi che uso parlando di questo personaggio, sono un appassionato studioso dell’Alighieri e del suo tempo. Spero veramente si parli di lui, nel documento, perché il poter partecipare personalmente a questa ricerca delle Appendici perdute, mi elettrizza. Ho la netta sensazione che, oggi pomeriggio, scoprendo altri documenti del periodo, potremmo avere alcune risposte interessanti. Per esempio, vorrei sapere come arrivarono i manoscritti a Ferrara. Inoltre, potremmo anche scoprire il motivo per cui Obizzo III decise di custodire in gran segreto le “False Veritate” e anche dove. Invece dubito, fortemente, di trovare notizie sul luogo segreto del manoscritto di cui parlano il Savonarola e Niccolò.» «Trovo esatte e logiche queste sue considerazioni, ma sono anche molto preoccupato! Se le informazioni, che lei suppone potremmo trovare nell’Archivio, fossero di vitale importanza per noi, lo sarebbero anche per gli assassini, che farebbero di tutto per impadronirsene. La domanda sorge spontanea, caro professore, come pensano di procurarseli? Quando entrammo nell’appartamento di Maggi, ebbi la netta sensazione che lui fosse stato avvertito del nostro arrivo, quindi il pericolo di avere una talpa, all’interno della stessa Questura, è molto probabile.» Era già tarda sera quando, completamente stanchi e assonnati, tornammo verso Ferrara. Avevamo fatto, solamente, una breve sosta in un autogrill per un toast, un bicchiere d’acqua e un caffè caldo. La giornata era stata pesante, ma redditizia. Avevamo, come previsto, ricavato molte altre utili notizie nell’Archivio di Modena, vera fonte di informazioni. Ora si trattava di radunarle tutte insieme, collegarle e verificare l’esatta cronologia degli avvenimenti storici con il percorso compiuto dai due antichi scritti e di come, tutto questo, si collegasse a sua volta con gli omicidi Camponeschi e Augeri. Lombardi, arrivato al parcheggio della Questura, scese dalla mia auto e si diresse, barcollando per la stanchezza del viaggio, alla sua. Padova era ancora lontana, povero prof, pensai tra me e me. Poco prima mi aveva assicurato che, nei prossimi giorni, avrebbe recuperato e studiato tutti i suoi preziosi appunti, sia scritti che digitali, sugli argomenti discussi nella giornata odierna. Promise, inoltre, di mettere a disposizione del mio ufficio tutta la sua conoscenza sulla materia, relazionandomi sul quadro storico, completo, degli avvenimenti. Attesi, seduto nella mia Audi, con il finestrino abbassato, la partenza dell’auto del mio prezioso consulente. Salutai con un gesto della mano sinistra il Lombardi che ricambiò il saluto, poi spinsi il pulsante alza vetro e il finestrino si chiuse rapidamente. Accesi il motore e mi diressi verso casa. Ero molto stanco pensai dovesse esserlo, vista l’età, maggiore della mia, anche Samuele. «Speriamo, non abbia un colpo di sonno al volante.» Mi resi conto di averlo detto a voce alta e di averlo chiamato per nome, per la prima volta. Entrai in casa e pronunciai un’unica parola, in risposta alla domanda di Emma, che mi chiedeva come fosse andata la giornata: «Esausto.» Una seconda parola uscì dalla mia bocca: «Chiara?» «È già a letto, tranquillo.» rispose la mia paziente compagna di vita. «Bene, vado anch’io, adesso! Buonanotte, amore mio, rimandiamo a domani le spiegazioni. Ti spiace?» «Per niente, mio stanco poliziotto, vai a dormire, domani è un altro giorno!» «Vedo che non sono l’unico a usare citazioni da un film.» «Non sei il solo, vai ora.» Un sorriso e una leggera pacca sulla mia spalla furono i gesti che mi accompagnarono verso le braccia di Morfeo.
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